
PERCHE' SONO
UN PRETE DI SINISTRA
Caro Rodolfo,
perché sono un prete di sinistra? Non mi è facile rispondere alla domanda che mi fai, perché dovrei, in poche righe, racchiudere quasi settant’anni di vita. Però oggi, guardando dalla finestra, ho visto le ciminiere del petrolchimico di Porto Corsini e mi sono ricordato di un fatto che ti voglio raccontare in risposta alla tua domanda.
Avevo allora diciannove anni e lavoravo in quella fabbrica facendo i turni, unico “cattolico” in mezzo ad un gruppo di operai tutti comunisti, ma quelli tosti di quegli anni. Il loro capo era talmente “rosso” che lo avevamo soprannominato “Palmiro”. Eppure, nonostante la mia diversità di idee, nonostante fossi l’unico non iscritto alla CGIL, nessuno mai mi ha deriso o maltrattato, nemmeno quando, durante le lunghe ore del turno di notte, recitavo il Rosario.
E c’era pure un ispettore severo a tal punto che tutti, nel petrolchimico, lo chiamavano “kapò”. Non era ammesso nessun errore, nessun appello: ogni errore era punito con il licenziamento, specie quando di notte, sopraffatti dalla stanchezza e dal sonno, si veniva sorpresi a dormire. E successe una volta pure a me: dopo molti chilometri di strada per andare al lavoro, dopo due turni di notte consecutivi, una sera, in piedi di fronte al quadro comandi mi addormentai proprio nel memento in cui stava per sopraggiungere "kapò". Ebbene “Palmiro” lo vide arrivare e, per proteggermi, lasciò cadere a terra, fragorosamente, uno strumento: il rumore mi svegliò e mi salvò la vita, perché col mio lavoro mantenevo non solo i miei genitori ma anche altri sei fratelli. Quelli erano davvero tempi duri.
Ma alla domenica, tutte le volte che andavo a Messa in cattedrale, “kapò” era sempre, da buon cattolico, nei primi banchi con tutta la sua famigliola tirata a festa, recitando il Padre Nostro e facendo
Ecco perché sono un prete di sinistra.
Con affetto tuo
Don Giuseppe R.








