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E' MORTA AD OCCHI APERTI
di fronte agli occhi chiusi del mondo
Neda è la ragazzina iraniana di sedici anni morta durante le manifestazioni contro i brogli elettorali. E' stata uccisa da un cecchino mentre, insieme a tanti altri iraniani, cercava la libertà e la giustizia. Non è retorica, è la verità. Ma per noi in Italia (e anche in Europa mi pare) è una verità lontana, che non ci coinvolge.
E mentre in Iran c'è un popolo che lotta per la propria libertà, qui in Italia ci vorrebbero far credere che il problema sono i dopo cena di Berlusconi.
Una preghiera per Neda ed il suo popolo.
Qui il video della sua morte
E a proposito dei dopocena di Berlusconi ecco una
Lezione di moralità
Augusto Minzolini ci piace. E’ il nuovo direttore del TG1, e ieri ha spiegato a tutti perché il suo TG non si occupa delle cene a casa di Berlusconi. Sostanzialmente, perché non ci sono notizie, solo chiacchiere. Se cliccate qua potete vedervi il video.
Per quel che mi riguarda, non prendo lezioni di moralità da Repubblica, nel senso del giornale.
I loro articoli sono patetici: oggi, per esempio, Edmondo Berselli parla di “amnesia etica”, e punta l’indice, orrore orrore, verso “il mondo di Noemi, il mondo di Casoria e delle feste notturne a strascico, il mondo notturno e terminale di Berlusconi e del Berlusconismo”. E quale sarebbe, l’abisso immondo di Casoria? In che consiste? Che è?
Invece, come sappiamo, il mondo di Repubblica, quello sì, tutta virtù!
Notoriamente, Repubblica è la bandiera della morale cattolica ed indica a tutti castità, sobrietà e fedeltà coniugale. Il suo padrone, DeBenedetti, è un noto benefattore dell’umanità, lui sicuramente non ha mai fatto una festa in vita sua, tutto casa e bottega, per non parlare di Eugenio Scalfari, che quandoc’eraLui, andava in Via Veneto, e con i suoi amichetti, evidentemente, ci andava a recitare il rosario.. Le pagine di Repubblica e dei suoi inserti trasudano purezza morale, evocano valori etici ora sottoposti ad amnesia (almeno a Casoria), il paradiso dell’anima, insomma.
Ad oggi i fatti sono questi: qualcuno ha portato una prostituta (che a Repubblica chiamano escort perché sono rispettosi delle donne e poi sono tanto educati e certe brutte parole non le dicono per rispetto dei lettori) a casa di Berlusconi, le ha fatto registrare tutto il registrabile – sei nastri almeno - per poi montare una incredibile campagna di delegittimazione.
E che forse questo qualcuno ha qualcosa a che fare con chi in quindici anni ha fatto di tutto per far fuori Berlusconi, usando pure mezza magistratura italiana, e non ci è riuscito? La domanda sorge spontanea.
Certo che quei nastri dovrebbero essere abbastanza noiosi. A quanto pare Berlusconi ha fatto vedere ai suoi ospiti tutti il filmato con Bush (quindi tutto in inglese), e poi le foto con i nipotini, ha fatto cantare Apicella, ha raccontato barzellette, insomma: che eccitazione. Che eros.
E pure Famiglia Cristiana che ci va dietro. Che fantasia. Rosi Bindi e Ignazio Marino e le loro proposte di legge su famiglia e testamento biologico: Famiglia Cristiana giusto quelli si merita.
(Assuntuna Morresi su Stranocristiano)
DA NON CREDERCI
quando anche la matematica
diventa un'opinione
Nel primo turno il PD ha perso quasi il 7% di consensi eppure il mio concittadino Franceschini parlava di sconfitta del PDL. Roba da non crederci!
Al ballottaggio di province e comuni: c'è stato lungo testa a testa prima del risultato finale: Guido Podestà è il nuovo presidente della Provincia di Milano. Ha staccato in volata l’uscente Filippo Penati per una manciata di voti, una vittoria al fotofinish come nelle volate di ciclismo. Quello del capoluogo meneghino è un verdetto importante, perché la posta in palio era alta.
Silvio Berlusconi può tirare un sospiro di sollievo: l’uragano Patrizia non è entrato nel segreto della cabina elettorale; gli italiani sono più intelligenti dei sinistrorsi.
Insomma altri capoluoghoi e comuni strappati al centrosinistra.
Con Milano, il centrodestra si è aggiudicato anche Venezia, dove Francesca Zaccariotto, candidata del Carroccio, ha sconfitto Davide Zoggia.
Eppure Dario Franceschini uno degli speranzosi dell'uragano di cui sopra, afferma di essere convito che l’esito dei ballottaggi segna “il declino del centrodestra”.
Sentite questa: Il segretario del Partito democratico ha esultato per le vittorie alla Comunali a Bologna, Firenze e Bari, dove le amministrazioni uscenti erano già tutte di centrosinistra. Così ha analizzato i numeri usciti dalle urne e il tasso di astensionismo: “Gli italiani in questa occasione votavano per eleggere i sindaci e i presidenti di Provincia, ma una parte dell'astensionismo non è fisiologico ma di scelta. Un segnale molto chiaro alla destra”. Insomma, Berlusconi dovrebbe lasciare perché la maggioranza del Paese non è più con lui: per la serie, quando anche la matematica diventa una opinione (spulciato da Libero).
Roba da non crederci!!!
THE FIRST CAT
In Iran sta succedendo il pandemonio, in India ammazzano cristiani come alla caccia delle quaglie in Toscana, in africa muoiono come le zanzare di questi tempi nella Valle Padana,
Obama: ma mi faccia il piacere!
Vuoi mettere un cane di nome Bo con il mio gatto Merlino? Eppoi un regalo dei Kennedy: ma non avevano idee più originali o non hanno più dollari?
Il mio Merlino è straordinario, se ne ne frega di BO e di tutti i cani, e felice e contento vive una vita, non da cani, ma da nababbo nella mia casa a FE... (La SPAL qui non c'entra)
Quousque tandem Catilina
Che bello, ai tempi del Liceo, quando traducevamo l'inizio della prima delle orazioni di Cicerone: quando prenderai il tandem, o Catilina. Ma oggi non è più possibile scherzare:
Deborah Bergamini al Corriere della Sera
Caro direttore,
Ci spostiamo di oltre 2000 anni
Silvio Berlusconi (Adnkronos) Il presidente della Repubblica ha voluto concludere il recente viaggio in Sicilia con un gesto simbolico: recandosi a Racalmuto ha deposto un cuscino di fiori sulla tomba di
Leonardo Sciascia. Napolitano ha così reso omaggio a uno dei più importanti autori del nostro tempo inspiegabilmente caduto nel quasi totale oblio. Del resto Sciascia sconta un grave peccato, quello d’aver scritto, nel 1987, un articolo per il Corriere della Sera nel quale muoveva pesanti critiche ai “professionisti dell’antimafia” rei, secondo lo scrittore siciliano, di pensare più alla propria carriera professionale che a un’efficace lotta alla criminalità organizzata.
E sappiamo bene come in Italia chiunque osi criticare l’operato della magistratura finisca automaticamente per essere catalogato come “nemico”. Così oggi la situazione non appare tanto diversa da quella di 22 anni fa. Riferendosi al fenomeno mafioso siamo ancora preda di una vetusta e antiquata retorica secondo la quale sono pochi coloro che posso vantare un pedigree antimafioso, gli stessi che poi si arrogano il diritto di indicare a tutti gli altri chi può o non può definirsi antimafioso. Ancor oggi, dunque, c’è chi continua a blaterare di possibili soluzioni al problema criminalità e non pronuncia nemmeno una parola rispetto ai risultati che - nel quasi silenzio dei media - sta ottenendo il Governo per mano del ministro dell’Interno Maroni e del sottosegretario Mantovani. L'articolo che segue è una sorta di resoconto, stilato da Antonio Socci, dei risultati che si stanno ottenendo sul piano della repressione, anche se occorre notare come vi sia altrettanto da fare sul piano sociale.
SamizdatOnLine
Iván Simonovis,
prigioniero politico in Venezuela
SamizdatOnLine unitamente a CulturaCattolica.it intende far conoscere l'assurda situazione in cui si trova Iván Simonovis in Venezuela, e come lui altri prigionieri politici di fatto "condannati a morte".
Gent.mo
Presidente Hans - Pert Pöttering e ulteriori membri del Parlamento Europeo
Rue Wiertz 60Wiertzstraat 60B-1047.
Bruxelles
Il mio nome è Iván Simonovis, di anni 49, di professione Ricercatore Criminale.
Durante 23 anni ininterrotti ho lavorato presso la Polizia di ricerca Criminale del Venezuela e, per i miei meriti, nell’anno 2000 sono stato scelto per occupare la carica di Segretario di Sicurezza Cittadina del Distretto Capitale, mansione che ho svolto durante i fatidici fatti dell’11 Aprile 2002. La mia funzione era il coordinamento e supervisione delle politiche di sicurezza pubblica della città di Caracas, Venezuela.
Sono incarcerato presso la Direzione Generale Settoriale dei Servizi d’Intelligenza e Prevenzione del Ministero dell’Interno e di Giustizia (DISIP), a Caracas, Venezuela, dal 22 Novembre 2004, condannato a 30 anni di prigionia, vale a dire, una condanna a morte, dopo un processo di 3 anni (il processo più lungo della storia venezuelana) oltre che 4 anni e 6 mesi di reclusione, per il delitto di “complicità corrispettiva” della morte di 2 dei 19 deceduti a Caracas quell’11 Aprile 2002.
Mi trovo, in effetti, in una cella di 4 metri quadrati nello scantinato della sede della polizia politica di Caracas, senza ventilazione né luce naturale. Ho accesso alla luce del sole, 2 ore ogni 2 fine settimana. In totale 48 ore, [2 giorni] all’anno di luce naturale. Il luogo dove sono rinchiuso non è una prigione, è la sede della polizia politica del Venezuela e questa struttura non è disegnata per albergare, durante tanto tempo, una persona privata della sua libertà. Di conseguenza e date queste condizioni, le mie condizioni fisiche e mentali hanno subito un palese deterioramento, da meritare l’attenzione medica e, in alcuni casi, addirittura interventi chirurgici quando ne ho avuto bisogno. Inoltre c’é una severa restrizione dei miei diritti per ricevere visite di parenti, amici, rappresentanti di ONG nazionali e internazionali, giornalisti, violando così gli articoli della Convenzione Americana dei Diritti Umani di San José, Costa Rica.
Sono stato sottoposto a un processo senza senso e completamente privo di sostanza per la morte di solo 2 delle 19 persone che purtroppo sono decedute quell’11 aprile, durante 225 udienze. Tale processo è stato radicato in un Tribunale a 100 chilometri da Caracas, che è il luogo dove sono detenuto, fatto che ha implicato il dover viaggiare ammanettato per più di 39.000 chilometri.
Durante il processo, sono state ascoltate le dichiarazioni di 198 testimoni dei fatti e 48 esperti, sono state valutate più di 250 prove di perizia tecnico-scientifiche; sono state analizzate più di 5.700 fotografie e video. Nessuna di queste prove dimostra la mia colpevolezza in quanto ai fatti che mi sono stati imputati.
In quello stesso periodo di tempo, sono state identificate 67 persone, tutte simpatizzanti del Governo di Hugo Chávez, sparando con armi lunghe e corte contro manifestanti oppositori disarmati. Tutte queste persone sono state assolte o perdonate dal Presidente della Repubblica mediante una Legge di Amnistia dettata dall’Assemblea Nazionale su richiesta dello stesso, nel Dicembre 2007.
Il 3 Aprile sono stato condannato a 30 anni di presidio senza nessun tipo di attenuante o beneficio processuale per il delitto di “complicità corrispettiva” senza autori materiali. Insisto, è una pena di morte.
Quest’ abominevole sentenza non è nemmeno paragonabile alla recente sentenza dettata all’ ex Presidente peruviano Alberto Fujimori, condannato a 25 anni di carcere, per essere l’autore intellettuale, dalla Presidenza della Repubblica, di assassinii premeditati, sequestro aggravato e lesioni gravi in fatti accaduti negli anni 1991 e 1992 in Perù.
Signori: la mia casa è stata attaccata con bombe molotov; la mia famiglia, includendo i miei figli minori, è stata minacciata nella sua integrità fisica in modo pubblico da gruppi radicali armati, simpatizzanti del governo nazionale; mia moglie, che inoltre agisce come mio avvocato, insieme ai miei figli, è cittadina spagnola ed è stata sottoposta alla scherno pubblico, è stata minacciata nelle reti tv e stazioni radio ufficiali ed è stata attaccata nel suo onore come persona e come donna, in maniera sistematica da gruppi di accoliti al governo, che erano trasportati sino alla parte esterna della sede del Tribunale per proferire improperi e minacce mentre entrava e usciva dalle udienze.
Siamo accuditi presso tutte le istanze giudiziarie e abbiamo esaurito tutte le risorse che la legge venezuelana stabilisce, per ottenere la realizzazione di un processo giusto e che si attenga al rispetto dei diritti umani, ma tutto questo non ha dato frutti.
Questa lettera possibilmente provocherà conseguenze negative per me e la mia famiglia, ma dinanzi al mio stato di indifesa e dinanzi alla sistematica violazione dei miei diritti umani, accudisco con tutto il rispetto a Voi per richiedere che, a conseguenza della risoluzione recentemente approvata dal Parlamento Europeo in riferimento alla situazione di persecuzione politica in Venezuela, esauriate tutti i meccanismi possibili perché una commissione del Parlamento visiti la nostra nazione e possa costatare l’uso della giustizia nella persecuzione politica.
Il caso che vi ho narrato, non è l’unico. In Venezuela esistono oltre 40 prigionieri politici, vittime del castigo e della dissidenza politica.
Vi sarò sempre grato su qualsiasi gestione che il Parlamento possa fare per proteggere i diritti umani ed evitare che casi come questi continuino ad accadere in Venezuela. Mia moglie e avvocato è a Vs completa disposizione per sostenere questa conversazione in modo personale con chiunque le sia da Voi indicato, per ampliare i mille dettagli, vessazioni e aggressioni che questa nota non riporta. Per portarVi tutti i documenti che supportano ognuna delle mie parole. Per fare le pratiche che fossero necessarie per ottenere dal Parlamento Europeo l’aiuto che richiedo in maniera e come misura disperata.
Distinti saluti
Iván Simonovis
Prigioniero Politico